Pubblicato in: degustazioni

NEBBIOLO: BAROLO E BARBARESCO

Bellissima idea hanno avuto i miei colleghi e amici appassionati di vino ad organizzare una gita nelle Langhe proprio nei giorni in cui cadeva il mio compleanno, quindi un bellissimo regalo.

Non voglio scrivere di nebbiolo nelle sue tante espressioni perché non posso pensare di conoscere un vino così pieno di sfacettature in una sola visita e una degustazione fatta in occasioni del congresso AIS a Torino, ma raccontare le mie impressioni.
La prima impressione che mi sono fatta sul Barolo è stata di un vino austero, da aspettare e non facile, mentre trovavo più eleganti e facili le altre espressioni di Nebbiolo quali Barbaresco, Ghemme e Gattinara, questo dopo i banchi di assaggio al congresso di Torino.
Una successiva occasione per approfondire questo vitigno è stata ad un seminario dove ho riconsiderato il tutto, assaggiando con la corretta spiegazione, dei prodotti veramente interessanti.
Questo viaggio ci voleva per approfondire ancora un po' la mia limitata conoscenza e poter apprezzare meglio questo grande e mutevole vitigno, anche se tre giorni e due comuni: Barolo e Barbaresco non sono certo sufficienti per descrivere bene di vino e di vitigno.

La prima impressione che hai quando entri nelle Langhe è di magnificenza: un paesaggio armonico e ben coltivato, dove non c'è la vigna ci sono i noccioli altra coltura importante per questo territorio che produce la famosissima Nutella, la seconda è di sgomento: quando senti parlare di cifre ad ettaro per vigna, oltre i 2.000.000 di euro e qui ti fai un' idea del perché è un vino quotato, ma mi chiedo fino a che punto questo è un vantaggio, visto che il vino prodotto non riesce a pagarsi la vigna se non in termini generazionali, parlando con chi ci vive e ci lavora parte della responsabilità è degli americani “te pareva!!" termine dialettale per dire: ”ah ecco”
Nelle Langhe ho capito di avere a che fare con un grande vitigno ma che dà diversi risultati a seconda del terreno, della posizione e della vinificazione, ok tutti i vitigni cambiano con questi presupposti, ma il Nebbiolo è paragonabile al Pinot Nero perché fuori dai loro terreni ideali non danno risultati sufficientemente apprezzabili, i migliori vini da Nebbiolo si hanno solo in alcune zone del Piemonte e in Valtellina.
Il Barolo viene fatto con vitigni che si trovano al interno di 170 menzioni geografiche o per dirla alla francese “cru” ognuna con una propria peculiarità: chi dà più struttura, chi dà più tannicità, chi dà più sapidità, chi dà più morbidezza e anche i profumi cambiano.
Altra differenza il metodo di lavorazione che sinteticamente si divide in tradizionalisti e modernisti, i primi vinificano in botti grandi e vecchie i secondi preferiscono barrique e legno nuovo per smussare i tannini e rendere i vini più ruffiani, io preferisco la personalità e la bevibilità che hanno i tradizionalisti ma questo ovviamente è una questione di gusto personale.
Forse sono ancora dell’idea di un vino austero ma aggiungo che se lo aspetti nel bicchiere sa regalarti emozioni lunghissime.
Il Barbaresco invece si scosta di poco dal Barolo, anche qui con 66 menzioni geografiche, ognuna con una propria specificità, forse più fruttati e morbidi se devo generalizzare.
Altri vitigni presenti e assaggiati sono il Dolcetto e la Barbera vini più freschi e beverini di tutto rispetto ed alcune selezioni di grande soddisfazione gustativa.

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Quando il vino diventa passione

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