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ITALIA IN ROSA: I miei appunti


I rosati sono vini che conosco ancora poco, ma che mi intrigano come accompagnamento nei pasti estivi, e soprattutto se mangio una pizza, peccato che ci sia una cultura limitata a riguardo e non è facile trovarli in lista, soprattutto nelle pizzerie trentine. Colgo quindi l’occasione di Italia in rosa per approfondire le mie conoscenze, una manifestazione a livello nazionale, giunta alla sua decennale edizione, che si è svolta a Moniga del Garda al castello in un posto splendido con un panorama altrettanto meraviglioso sul lago di Garda.

Cosa mi aspetto da un vino rosato? Personalmente freschezza e profumi con una buona persistenza aromatica. 

E cosa ho trovato? Di tutto…

Premesso che una degustazione così ha dei limiti per trarre delle conclusioni finali sul mondo dei rosati: il numero e il livello delle cantine, il mio limite nel numero di degustazioni prima che mi si confondano le varie sensazioni gusto-olfattive, i territori e vitigni non presenti…

Voglio comunque descrivere i rosati degustati che mi sono rimasti impressi:

Nel Salento i rosati di negramaro giocano sulla morbidezza, sulla sapidità e con  profumi fruttati, buone premesse per ottenere buoni vini. Segnalo uno spumante a metodo charmat lungo (12 mesi) con una cremosità e un’acidità che gli davano una buona piacevolezza “Santi Dimitri brut rosé”.

In Sicilia la cantina “Fattorie Romeo al castello” sita ai piedi dell’Etna mi ha proposto il loro vino “Vigorosa” 2015 e 2016 che ottengono da vigne vecchie di 70/100 anni di Nerello Mascalese, vini con profumi netti, piacevolezza,una bella persistenza e personalità.

Salendo a nord sono passata dalla Toscana dove sono rimasta piacevolmente colpita da un Sangiovese “San Michele di Poggio L’Apparita” 2016, mi raccontano che viene fatto con due vendemmie, una prima per avere acidità e una dopo per dare struttura fermentate separatamente e poi unite a novembre, in questo vino trovo freschezza, morbidezza, una struttura e una bella persistenza fruttata.

Ecco che arrivo nella zona del lago di Garda e qui mi colpisce una Corvina in purezza dell’azienda agricola “Bondi“, un Bardolino Chiaretto di tenuta “La Cà“, passando poi all’altra sponda del lago, il Chiaretto Valtènesi di “Antica Corte ai Ronchi” che gioca su bevibilità e personalità sia nella versione ferma che spumantizzata, buoni anche i vini dell’azienda “Monte Cicogna” . Nella mia ancora limitata esperienza di rosati, devo dire che i produttori di Chiaretto del Garda stanno lavorando bene sia sui prodotti che sul marketing.

Sarà perché sono di parte o perché sono vini che conosco meglio, ma quando arrivo nella postazione dell’Alto Adige ho l’ennesima conferma di quanto si lavori in qualità in questa regione, il rosato è il Lagrein Kretzer 2016 di “Muri-Gries” così come il Brut Rosé di “Kettmeir” 2014 da Pinot Nero e Chardonnay con 24 mesi sui lieviti.

Quando si va alle degustazioni con tanti banchi in fila si parte con un’idea di ciò che si vuole degustare e poi o perché c’è un etichetta che ti attira, o un commento particolarmente lusinghiero di chi è davanti ad un’azienda, o per altro, si finisce per seguire un ordine un po’ più sparso😊 è così che assaggio anche un nebbiolo rosato e la differenza fra gli altri vitigni è che qui ho una nota tannica che asciuga e da personalità oltre che buona beva in questo Rosato la Mezza 2016 di “DonnaLia

Finisco la degustazione con l’Emilia Romagna e la cantina “Gualtieri” con due ottimi prodotti da uve quasi scomparse: uva Fogarina, più famosa come canzone che come vitigno, qui vinificato nella versione demi-sec (dolce, ma non troppo) e l’uva Fortana Nera in versione dolce da mosto parzialmente fermentato a 5% di alcool, una fragolina sia a naso che in bocca. E con queste due dolcezze finisco la mia degustazione riproponendomi l’anno prossimo di tornare per conoscere altre aziende sicuramente meritevoli di una citazione.

Un ringraziamento lo voglio fare agli organizzatori e ai colleghi sommelier di ONAV ( sperando che la mia associazione AIS non me ne voglia) per la loro professionalità e competenza.

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Quando il vino diventa passione

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