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IL PINOT NERO

Mi piacciono le degustazioni monotematiche, ho sempre l’illusione di capire bene un vitigno, eccomi dunque alla rassegna del Pinot Nero ad Egna, in Alto Adige.

Se devo paragonare il Pinot Nero a qualcosa lo paragono a una donna, ma una donna intrigante: se non lo conosci non sai mai cosa aspettarti nel bicchiere e se lo conosci comunque qualche sorpresa te la riserva sempre, sa essere elegante e sa regalarti emozioni, a volte anche delusioni.

Il Pinot Nero è il capostipite della famiglia dei Pinot, le sue origini antichissime sono francesi anche se alcuni dicono che sia figlio delle colonizzazioni romane, e il suo nome è probabilmente dovuto alla forma di pigna del grappolo. Ci sono principalmente due tipi di Pinot Nero, uno più adatto alla spumantizzazione e uno più adatto alla produzione di vini rossi.

Questo vitigno ha bisogno di clima fresco e di terreni calcarei per dare il meglio, diversamente dà risultati diversi. Non è semplice neanche la vinificazione, ha buccia sottile, delicata per le muffe e malattie, i tannini delicati e una spiccata acidità.

Tendenzialmente posso dire che il vino ottenuto ha un colore rosso con buona trasparenza, a naso è fruttato verso la ciliegia e i piccoli frutti, in bocca è fresco abbastanza tannico comunque equilibrato con la morbidezza, mentre la struttura è variabile a seconda del terreno su cui cresce. Si adatta bene all’invecchiamento. Negli spumanti dà struttura, complessità ed eleganza.


Le mie considerazioni dopo questa degustazione con tutte le limitazioni del caso:

Alto Adige: regione vocata per questo vitigno e che nella zona di Egna-Ora-Montagna raggiunge punte di eccellenza.

Valle D’Aosta: un po’ diverso dagli altri, si va molto in freschezza bevibilità e piacevolezza

Nuova Zelanda e Australia: Pinot Nero più ruffiani, morbidi dove la mano enologica da un’impronta decisa.

Argentina: lo Stato che ho preferito fra i sudamericani proposti, i Pinot sono fruttati, freschi, asciutti con note anche verso il balsamico.

California, Oregon: il comune denominatore in questi campioni è il legno che li rende particolarmente secchi/asciutti, e la tendenza ad essere costruiti su un gusto americano più morbido e piaccione ma la base del vitigno è comunque degna di nota.

Francia: qui c’è poco da aggiungere alla meritatissimo fama del Pinot Nero di Borgogna, a mio gusto solo un po’ troppo incisivo il legno nella vinificazione.

Trentino: vicino per conformazione e clima ad alcune zone all’Alto Adige, la premiazione del “maso èlesi” della cantina di Riva del Garda ne è la conferma.

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Quando il vino diventa passione

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